Un caos calmo, come suggerisce il titolo, attanaglia subdolo la sua esistenza dopo la morte della moglie Lara.
FINE Se avessi potuto tenerti nel mio cuore, se solo avessi potuto in me avvolgerti, quanto sarei stato felice! Ma ora la carta della memoria davanti una volta ancora mi srotola il corso del nostro viaggio sin qui, qui dove ci separiamo.
Nel 1889 recatosi a Parigi con una borsa di studio, viene raggiunto dalla notizia della
morte del padre. Munch darà una svolta alla sua vita, ritirandosi dapprima a Kargero, e quindi nella sua proprietà di Ekely, vicino ad Oslo, circondato unicamente dai suoi dipinti, fino al giorno della sua
morte nel gennaio 1944. E la ragione è
impotente di fronte a questo grido del cuore.
Il padre che, peraltro, attribuendosi la colpa della morte della madre viene a configurare questo elemento di separazione nei termini di un oggetto persecutorio vissuto in modo paranoide.
I primi piani dei volti che troviamo in questo dipinto, La madre morta e la bambina, e che torneranno in altri come Morte nella camera di una malata, Sera sulla via Karl Johann, Angoscia, il famoso Autoritratto con bottiglia di vino fino a Le quattro età, sono immagini allo specchio dello stesso Munch che sembrano alienate in uno spazio altro e che quindi ritornano come persecutorie.
Tema questo che in Munch, per i suoi elementi più francamente melanconici e paranoidi, viene poi a significare un destino persecutorio che presentifica la morte nella vita, come se quello che viene donato al bambino con la nascita fosse solo la condanna a patire la morte.
E' un pugnale questo che mi vedo davanti, col manico rivolto verso la mia destra? Fatale visione, non sei dunque sensibile al tatto come alla vista? Ti vedo ancora, e in una forma palpabile, come questo che or traggo.
Scotetevi di dosso codesto soffice sonno, contraffazione della morte, e guardate in faccia la
morte stessa! Che cos'è stato, che una tromba così orrenda chiama a parlamento quelli che dormono in questa casa? Chi può essere, al momento stesso, savio e sbalordito, calmo e furibondo, leale e indifferente? La foga del mio violento affetto ha precorso la ragione che si ferma a riflettere. Ma ero sicuro di me, sicuro di tutto, più sicuro di lui, sicuro della mia vita e di questa
morte che stava per venire. Per quanto ben sceneggiate, infatti, le sue storie avevano sempre un ché di schematico (in primis Ferie d'agosto con quella banalissima dialettica destra cafona vs sinistra impotente).
Qui la natura è identificata ancora nel grido, ma in una unione confusiva tra l'Io e una madre-natura sanguinante nel suo grido di morte, non più rappresentabile quindi come una relazione che individua, ma come una relazione che annulla.
La solitudine, tale in quanto non comunicazione con le altre figure sullo sfondo, e l'oppressione di una via senza uscita verso la
morte - il rosso che chiude l'angusta prospettiva dei tavoli - sono rispecchiate dall'espressione del volto di Munch in cui una smorfia di dolore è percepita dal sè del pittore con una profonda rassegnazione depressiva, che ritroviamo nell'espressione degli occhi. Il bambino di fronte alla perdita della madre, per mantenere con essa una qualche forma di relazione, tende ad attribuirsi la responsabilità degli eventi, la
morte o la malattia. La storicizzazione che sembra proporsi è una falsa storicizzazione, in quanto la congiunzione tra promessa e disillusione fissa il tempo in una circolarità ricorsiva in cui il principio di
morte ha sempre la meglio. E' la paralisi del tempo del trauma che imprigiona nella sua morsa di
morte la mente di Munch. La zia che cura fino al limite della propria impotenza la nipote in Bambina malata, il primo piano della sorella Inger, sia in Morte in camera di una malata, che nella relativa successiva litografia, sembrano indicare come prepotenti le istanze vitali, ovvero le buone relazioni con gli oggetti, nel mondo interno di Munch controbattono il carico di lutto che proprio quell'anno si è nuovamente abbattuto su di lui, con la
morte del fratello Andreas.
Un comportamento che, nel Rwanda di allora, poteva portare in un attimo alla morte.
Sophie e la zia - sono unite in modo confusivo, come a sottolineare un passaggio senza soluzione di continuità fra l'una e l'altra, passaggio anche dalla figura materna rappresentata nella disperazione senza volto della zia verso la bambina, passaggio di
morte e di impotenza.
Se questa è la raffigurazione di una scena che Munch vide nella realtà in un ospedale per la cura delle malattie veneree di Parigi, essa più personalmente rappresenta la fantasia della trasmissione della morte, della presenza persecutoria dell'assenza, di un dolore incontenibile.
Nick Nolte, e poi, nella realtà, dimissionario) a interpretare l'idealismo democratico,
impotente davanti alle orde scatenate dei barbari tagliagole, mostri eccitati dallo scotch, dall'ipnosi sciovinista via radio e da chissà quanti e quali finanziatori nell'ombra. Correntemente si lega questa immagine alla serie Il risveglio dell'amore, legata quindi alla tematica della sessualità e della passione amorosa, tuttavia il rapporto esistente tra la fragilità della figura e la cupa presenza dell'ombra non possono non richiamare alla presenza della
morte che incombe sulla figura della fanciulla. Paul Rusesabagina, manager hutu dell'Hotel Mille Collines di Kigali, sfruttando una rete di conoscenza sviluppate in anni di impeccabile servizio, complice qualche bottiglia di ottimo whisky, pregiati sigari cubani e le laute mance lasciate dai facoltosi clienti dell'albergo, usò coraggio, astuzia intelligenza per dare rifugio non solo alla propria famiglia, ma a migliaia di tutsi che tentavano di sottrarsi a una
morte sicura. Munch col padre, un uomo che non è mai riuscito a elaborare la perdita della moglie, probabilmente riversando su Edvard il peso della modalità persecutoria in cui viveva il lutto come una colpa personale, secondo il registro dell'onnipotenza per cui come medico doveva sconfiggere la morte, e che ritorna anche nella maniacalità di una ispirazione religiosa fanatica e integralista, in contrasto con ogni vitalità che poteva risvegliarsi. Qualcuno lo ha già definito l'Oscar Schindler africano, un uomo assolutamente normale che,
davanti all'eccezionalità dell'orrore, riesce a mettere in campo una forza e un coraggio che lui stesso non sa di possedere.
Un'identificazione in cui magicamente ripara alla morte della sorella, restituendola alla vita con questo quadro, così come si libera dalla propria malattia.
Quasi una idealizzazione la sconfitta della morte che sembra indietreggiare e dover cedere i suoi spazi alla vita rappresentata dalla madre florida, le due finestre luminose come seni rigogliosi di nutrimento vitale.
Il destino che si diverte a metterci davanti una scelta.
Mia silenziosa amica, sola nella solitudine di quest'ora di
morte e piena delle vite del fuoco, pura erede del giorno distrutto. Inoltre il lutto appare inelaborabile, e quindi la situazione si pone come psichicamente traumatica, in funzione della conferma che la
morte reale della madre viene ad avere in ordine alle fantasie distruttive del bambino verso il corpo materno, e la sua relazione col padre (Klein, 1935, 1940). Grido (Rugi, 1996), si confonde col rosso del vestito della bambina, a sottolineare il passaggio del carico della malattia e della
morte dalla madre alla figlia. Pochi giorni prima della morte, e prima di dare alla luce la sua ultima figlia, Inger, la mamma ed Edvard ebbero la loro ultima passeggiata, ricorda Munch nei suoi diari, in una luminosa giornata di sole. Il vecchio sceriffo sente la paura allargarsi come un'epidemia, la ragione è impotente, si limita a lanciare uno sguardo oltre l'orlo del baratro, per poi ritrarsi
davanti all'immensità del male incarnato.
La linea prospettica che vorticosamente porta verso una profondità insondabile, le origini come la morte, presente in Disperazione e nel Grido litografico, diviene quella linea che si spezza nel Grido del '93, un percorso del tempo della vita in Ragazze sul ponte.
Si mette
davanti allo specchio con un'espressioni delirante.
E' l'atto sanguinoso che sto per compiere, il quale prende corpo, così, davanti agli occhi miei.
Tenere la mano è un gesto impotente, l'impotenza di fronte alla morte, ma soprattutto l'impotenza del bambino, solo, di fronte all'abbandono irreparabile.
Dove eravamo a dormire noi, i camini sono stati buttati giù dal vento, e, a quel che si dice, sono stati sentiti nell'aria dei lamenti, delle strane grida di morte, e delle profezie le quali annunciavano, con terribili accenti, un'orrenda conflagrazione e disordinati rivolgimenti, or ora partoriti dai tempi calamitosi. Secondo di cinque figli, perse la madre all'età di cinque anni, nel 1868, assistendo, insieme alla sorella maggiore di un anno, Sophie, alla sua
morte causata dalla tubercolosi. Pierre-Yves Emery) Ecco, tu sei ora
davanti al governatore romano dopo essere stato messo a confronto con le autorità religiose del tuo popolo. La
morte reale della madre si può così sovrapporre a momenti in cui per il piccolo Edvard la madre era come morta in quanto assorbita dalla nascita dei tre fratelli.
Nel famoso Autoritratto tra la pendola e il letto (1942-43), forse il suo ultimo quadro, Munch vecchio e curvo sosta tra gli assi della temporalità e la non temporalità, l'asse verticale della pendola - il tempo della vita - e quello orizzontale del letto - l'eternità della morte -, indicando come il suo tempo sia finito, attraverso il simbolo, forse ripreso anche da Bergman in Il posto delle fragole, dell'orologio senza lancette.
All'età di quattordici anni perse la sorella Sophie, anch'essa a causa della tubercolosi, ed anche in questo caso assistendo alla sua dipartita, rappresentata nel quadro del 1895 Morte nella camera di un'ammalata.
La Vita scende negli abissi della morte, illuminando i luoghi più tenebrosi degli inferi.